martedì 24 marzo 2020

Stefania Zambrano, l'attrice ai tempi del Coronavirus. L'intervista Vip

Stefania Zambrano , sul corona virus e dalla parte della polizia.  Stefania Zambrano , attrice e ideatrice di Miss Trans Europa , dice la sua su quello che sta accadendo in Italia e nella sua Napoli . <<è un periodo molto triste per tutto il mondo , per la paura del corona virus , tante persone malate , tante in ospedale e tante già decedute e in una bara .
Il mondo piange , ha paura,  teme la morte . E riguardo ai detenuti , in via Poggioreale c’erano tante famiglie che facevano
Casino,  umiliavano le forze dell’ordine , perché hanno  sospeso i colloqui >&gt; .
E si schiera apertamente : <<e voglio riferire al mio popolo napoletano che loro non c’entrano ,  stanno a rischio anche loro,  hanno famiglia come noi e lavorano per noi , dobbiamo solo dire grazie che hanno avuto il coraggio di portare una divisa e non è poco , e dobbiamo capire che , se hanno sospeso i colloqui e’ solo per tutelarli  riguardo al virus corona , non certo perché non abbiano il diritto di abbracciare i propri figli , la madre e la moglie , invece di far casino chiedete di stargli vicino con una telefonata in più a settimana e paga il
Governo ,chiedete di farvi scrivere una volta al giorno e sarà sempre a spese del governo , non dobbiamo essere egoisti a fare i colloqui e a rovinare anche i vostri  figli oppure i vostri mariti per il rischio del contagio  , e chi parla e’ una semplice ragazza trans che combatte per avere tutti i diritti che vi vengono negati e <<sorella>>di ragazzi che hanno fatto la detenzione>>
E avverte : << ora non è periodo per fare la guerra ,  dobbiamo solo
Imparare a educarci a quello che tutti i giorni ci stanno riferendo in televisione , come ci stanno spiegando pian piano c’è una forte gravità e solo tutti noi , uniti , dobbiamo sostenerci e restare in casa per proteggere noi stessi e gli altri , amo la mia Napoli e se dobbiamo reagire facciamolo con ragione e il diritto ci viene dato : oggi i social solo la nostra forza , amiamoci e possiamo amare anche il prossimo>> .
                                                                   

Nicolò Momesso, chef prodigio de piccolo schermo. L'intervista Vip


                                                                   



Nicolò, il pubblico ti conosce sicuramente grazie alla vittoria nella terza edizione di Junior MasterChef,
cooking show di Sky Uno. 

Che ricordi hai di quella esperienza?
“L’ho vissuta in maniera alquanto speciale. Credo che il programma sia stato per me è un percorso di
crescita, mi ha dato la possibilità di approfondire la mia passione per la cucina, a svilupparla maggiormente.
Comunque io ho cercato di non cambiare personalità, di restare il Nicolò che tutti conoscevano e
apprezzavano. Ammetto che i miei impegni sono cambiati, ho delle responsabilità maggiori rispetto ai miei
coetanei, ma ho mantenuto i contatti con le persone importanti, con i miei amici di sempre. Insomma, sono
un ragazzo normale, nonostante le registrazioni de I Fatti Vostri o le interviste che rilascio”.
Quando hai deciso di voler essere uno chef?
“Come ho già detto altre volte, la mia passione per la cucina è nata senz’altro grazie a mia nonna che, per
intrattenermi quando restavo da solo con lei, mi ha dato modo di comprendere che cucinare è quello che
davvero voglio fare. Mia nonna è davvero una persona splendida, la mia confidente”.
Com’è essere nel cast de I Fatti Vostri?
“Bellissimo! Credo che lavorare con Giancarlo Magalli, uno dei più grandi professionisti della televisione,
possa darmi tantissimo anche dal punto di vista umano. Cito anche Roberta Morise, con cui mi trovo
davvero bene. Riesce sempre a mettermi a mio agio, a non farmi sentire la tensione”.
Cosa fai nel tempo libero?
“Quando non vado a scuola, frequento il secondo anno di finanza e marketing alle superiori, faccio nuoto ed
esco con gli amici”.

Pasquale Palma quando la parodia corre in rete. L' Intervista Vip





Ciao Pasquale, di recente ti abbiamo visto nei panni di Morgan, artista che hai imitato. Com’è nata questa idea?
“Inizialmente doveva essere un video per il web, che è piaciuto alla redazione di Barbara D’Urso. Avendo Morgan come ospite, in una delle tante domenica di Live, questo video è stato mostrato anche a lui. E’ un progetto web. E’ una sua parodia, che rientra nell’elenco di personaggi che io, già da un po’ di tempo, sto parodiando. L’ultimo è stato Morgan con il caso di Bugo, in precedenza c’era il Papa con la signora cinese che lo strattonava. A cadenza mensile faccio un video, anche grazie all’aiuto di un make up straordinario. C’è un lavoro di trucco. Il progetto è nato come divertimento, partito un anno fa con la parodia di Tony Colombo nel periodo del suo matrimonio e delle polemiche che ne sono derivate. Da divertimento si è trasformato in un marchio di fabbrica e abbiamo continuato su questa linea”.
So che ti sei appassionato alla recitazione guardando ai grandi artisti del passato come Totò, Sordi… Cosa ti ha affascinato di loro?
“Quando vedevo questi mostri sacri, in cui includo anche Benigni e Troisi, avvertivo qualcosa. Mi ricordo anche che non mi hanno portato i miei genitori a vedere questi film. Ero io, mentre facevo zapping, che dicevo ‘vorrei vedere quello là’ e magari era Totò. Credo che si debba partire dal cinema vero, quello alto, quello bello… questi artisti mi hanno dato il coraggio di provare a fare anche io delle cose, con la televisione, con il cabaret, con il teatro e tutto quello che faccio e che spero di fare sempre meglio, sempre guardando questi grandi. Non facendo paragoni, certo, ma non distaccandomi di tantissimo dalle cose che mi piacciono”.
Quali sono state le tue prime esperienze d’attore?
“Ho incominciato con l’animazione nei villaggi turistici. Da piccolo ero timido, nei villaggi ho avuto l’occasione di essere più socievole. Ho poi fatto teatro in compagnia piccole, finchè non è arrivato Made in Sud, il programma che mi ha dato l’opportunità di farmi conoscere dal pubblico, di sperimentare tantissimi personaggi, di girare locali, teatri, piazza. E’ stato un background fondamentale per me, anche umanamente. Dopo ho iniziato a fare anche un po’ di cinema, che poi è anche quello che forse mi interesserebbe anche di più. Ho lavorato con Alessandro Siani in Si Accettano Miracoli, sono stato nel cast del film d’esordio degli Arteteca. E devo anche citare San Valentino Stories, con Gigi e Ross, Denise Capezza di Baby. Sono esperienze che servono tantissimo. Speriamo di continuare a fare. Io non sto mai fermo. Anche quando non lavoro cerco di migliorarmi, di guardare, di studiare”.
Non escluderesti nemmeno un eventuale impegno in qualche fiction televisiva?
“Assolutamente no. E’ un periodo dove sto cercando di modificare quello che ho fatto finora. Vengo da 10 anni di televisione, cabaret… ma mi piacerebbe sterzare un po’ verso qualcos’altro. Anche perché uno cresce, cerca di esprimersi in un altro modo, che sia il cinema, il teatro… e perché no, una fiction. Sto incominciando a fare dei provini in quel senso, anche per non farmi vedere soltanto come il comico”.
Torniamo un attimo a Made in Sud. Tra i tanti personaggi che hai interpretato ce n’è uno che la gente ricorda con più affetto?
“Il primo, Vivo D’Angelo, il fan sfegatato di Nino D’Angelo che è rimasto negli anni ’80. Mentre il secondo si è evoluto, il primo non ha voluto accettare il cambiamento di Nino e continua a girare col caschetto, col giubbino in jeans. E’ insomma legato a quel D’Angelo dei film. E’ un personaggio che mi ha dato la possibilità di arrivare al pubblico, ma ne ho nel cuore anche altri come Eddie Scampia, il neomelodico che lancia il tormentone Tutto Apposto e che è convinto, da megalomane, di essere un profeta come Dante e Leopardi. Anche Tony Colombo è diventato un mio cavallo di battaglia, perché nessuno ancora aveva osato imitarlo. Vivo D’Angelo resta però comunque quello che la gente associa di più a me”.
Nel tuo curriculum c’è anche un musical…
“Sì, con Sal Da Vinci e la regia di Alessandro Siani. Si intitolava Stelle a Metà, c’erano tanti cantanti e ballerini molto bravi. C’era un cast molto forte. Erano anni, dopo Scugnizzi, che non arrivava un bel musical napoletano. Era un modo che ho usato anche per me, per stimolarmi, per fare altre cose e non limitarmi a Made in Sud. E’ sempre bello provare altre esperienze”.
Cosa sogni per il tuo futuro?
“Di continuare ad esprimermi come sto facendo. Adesso sto preparando un cortometraggio che si allontana un po’ da come mi conosce il pubblico, ma voglio misurarmi in più cose. Il mio sogno principale è forse quello di fare un ruolo da cattivo, che lasci il pubblico spiazzato. Per me il gioco dell’attore è buttarsi in ruoli distanti da quello che si è. Mi reputo un attore che predilige il genere comico, ma siccome uno ha una verità all’interno, può provare a vedere se quella verità è più seria, grottesca. Non bisogna far ridere per forza. Se si fa ridere bene, altrimenti si trasmettono altre sensazioni”.
Cosa ti piace fare nel tempo libero?
“Non sono un tipo che fa sport o ha altri hobby di questo genere. Mi piace leggere e vedere i film al cinema. Appena esce mi piace andare a vederlo in sala, al buio con lo schermo grande insieme ai miei amici. Mi piace suonare, scrivere canzoni, divertirmi e stare in mezzo alla gente. Il mio hobby è vivere, ecco

I mille volti di Sarah Falanga. L'intervista Vip






Salve Sarah, oggi ci concentriamo su Mine Vaganti, lo spettacolo di Ferzan Ozpetek in cui è tra i​
protagonisti…​
“Si, al momento lo spettacolo è stato fermato a Roma a causa dell’emergenza legata al Coronavirus,​
avevamo ancora un mese circa di tournee. L’ultima data era prevista il 5 aprile a Firenze, invece ci siamo fermati alla fine delle date romane del Teatro Ambra Jovinelli, il primo di marzo. Un mese di lavoro, per ora, è saltato , come tanto lavoro è stato annullato per tanti lavoratori. Sono certa che riusciremo a recuperare. Ad ogni modo, lo spettacolo, essendo richiestissimo, prevede circa tre anni di tournèe,​
considerando le varie riprese. Posso dire che abbiamo fatto sold out ovunque, anche nei primi tempi del​
‘terrore’ in cui cominciava a divulgarsi il Coronavirus. Era impossibile entrare a teatro, abbiamo fatto sold​
out fino all’ultimo giorno ovunque:lo spettacolo gode di grande attesa da parte del pubblico”.​
Com’è nata l’idea di portare in teatro Mine Vaganti, film di Ferzan del 2010?​
 “Credo che a questa domanda potrebbe rispondere più precisamente Ferzan Özpetek  , come autore di questo capolavoro, o Marco Balsamo che ha saputo convincere  Ferzan a studiare ed a lavorare alla trasposizione teatrale di Mine Vaganti. Posso intuire che al decimo compleanno del film Mine Vaganti,si sia voluto festeggiare un grande successo del cinema   a stretto contatto col pubblico. Ad esempio, a Lecce c’erano file​
interminabili al botteghino. In tanti teatri abbiamo fatto doppie rappresentazioni, che non erano assolutamente previste. Abbiamo​
debuttato a Caserta, poi siamo partiti ,essendo”MINE VAGANTI”, per Fermo,Pistoia,Foggia,Bari,Lecce,Castel Fiorentino,Pontedera,Cremona,Macerata,Jesi ..etc…Lo spettacolo era attesissimo ed è stato amatissimo in ogni piazza… Il Maestro  Ferzan, a parte le fortunatissime regie dell’opera lirica(La TRAVIATA e MADAMA BUTTERFLY),si cimentava per la prima volta  in un lavoro teatrale che prevedesse il riadattamento di una sua creatura, di un suo film: sfida importantissima per un artista dell’anima, come Ferzan. Per lui ogni segno,ogni silenzio,ogni sfumatura,ogni volto,rappresentano VITA ed un momento irripetibile della sua vita emotiva. Rielaborare se stessi non è da tutti!Grande sorpresa è stata,ad un certo punto del percorso,verificare addirittura che chi aveva visto lo spettacolo ci diceva che era stato,inaspettatamente, ancor più gradevole del film.Il contatto​
con gli attori, con i personaggi era più diretto. Ferzan ha scelto di fare un lavoro di regia che andasse oltre lo​
spazio scenico, ha puntato su una formula “speciale” di meta-teatro, dando non solo una veste nuova alla storia,ma anche al ruolo del pubblico.​
Per il palcoscenico, la storia, a differenza di quella  del film, non è ambientata a Lecce, ma a​
Gragnano. La famiglia Cantone è proprietaria storica di una fabbrica di pasta sita in una provincia di Napoli, in un microcosmo ancora limitato ed ostentatamente perbenista.Mantenere l’ambientazione a Lecce,vista l’emancipazione della città riguardo certi argomenti trattati dal testo,sarebbe risultato abbastanza anacronistico .​
Come mai questa scelta?​
“Beh, a mio parere e per quanto io abbia imparato nelle settimane di prove dedicate,parlare della difficoltà che un giovane omosessuale deve affrontare nel dichiararsi,dell’inibizione e della “vergogna”che deve vivere la sua famiglia ,nei confronti della” piazza del paese” ed immaginare come “paese”Lecce,è attualmente più che superato. Credo che Ferzan volesse e dovesse riferire il tutto ad un centro più piccolo dove, magari,​certe resistenze sono ancora belle presenti. Ferzan non si accontenta mai di quanto ha già “scoperto”,cerca sfide sempre nuove.Avrà dovuto,poi,pensare ad un posto dove si produce la pasta, (perchè  si potesse contestualizzare con la storia del film)… ed eccoci giunti a Gragnano! La piazza di Gragnano è la platea, il teatro, e noi ,ossia i nostri  personaggi, in una continua interazione con la GENTE,che occupa un ruolo determinante nello svolgimento del gioco scenico…sempre!Anche zia Luciana,il poeticissimo personaggio che mi è stato affidato, va a ” cercare il prossimo ladro” tra le prime file della platea,durante la famosa scena della​
passeggiata, che le due cognate, Luciana e Stefania,(Stefania ,magistralmente offerta alla scena dalla cara collega Paola Minaccioni) vanno a fare in centro. L’interazione col  pubblico è continua, tanto da risultare indispensabile, tanto da rendere il pubblico parte attiva e responsabile della vicenda, tanto da abbattere ogni distanza.. come se ogni persona avesse il suo ruolo in un fantastico gioco che si traduce in uno scambio continuo e creativo.La gente si sente partecipe, quasi responsabile di quanto accadrà…E’ questo​
toccarsi col pubblico, a toccare nel pubblico le più semplici e spontanee emozioni. E’  stato sicuramente questo uno degli elementi vincenti dello spettacolo”.​
Lei interpreta Zia Luciana, personaggio che ha ereditato da Elena Sofia Ricci, interprete del film…​
“Esatto. Io stimo tantissimo Elena Sofia Ricci, è inconfutabile che sia una bravissima attrice. E’ venuta a​
vederci alla prima di Roma, quindi si immagini la mia ‘tensione’, nel senso buono del termine. Ognuno  cerca​
di dare il massimo. Io per questo spettacolo  mi sono impegnata in particolar modo, soprattutto per la stima che nutro nei confronti di  Ferzan, per cercare di rispettare la sua genialità.Prima che come attrice,io amo Ferzan da fan! Non avrei mai sospettato ne sperato di riuscire un giorno ad essere diretta da Ozpetec. Il Maestro Ferzan, come lo chiamo io, è una fantastica scoperta umana ,generosissimo in ogni cosa che fa. Come regista ci ha lasciati liberi di​
cercare il personaggio. Ci ha resi responsabili e ci ha dato fiducia.L’unica cosa che ci ha chiesto sempre, fin dall’inizio, è di non recitarlo il personaggio, ma di viverlo…​
Non voleva una recitazione teatrale, intesa nel senso classico del termine, ma naturale … pressappoco  cinematografica. Voleva la semplicità(la più alta forma di eleganza!),la verità”. La sua visione dell’arte teatrale si traduce subito anche nelle scena studiate con l’intuitivo scenografo napoletano Luigi Ferrigno,nella riscrittura di Gianni Romoli,nelle luci di Pasquale Mari,nei costumi di Alessandro Lai…Ferzan ha partecipato all’ideazione ed alla realizzazione di tutto,senza tralasciare mai neanche il più piccolo dettaglio…Perfezionista ed esteta,ha giudato addirittura il parrucchiere…ha studiato i dettagli del trucco..ha presenziato instancabile ad ogni prova costumi..e ci ha nutriti di allegria e pacatezza allo stesso tempo,oltre che di dolcini e rustici offerti sempre durante le prove!Sembrava di essere veramente le sue FATE IGNORANTI. La famiglia delle MINE VAGANTI si compone di bravissimi attori e di splendidi colleghi:Francesco Pannofino,Paola Minaccioni,Caterina Vertova,Giorgio Marchesi,Arturo Muselli,Eduardo Purgatori,Roberta Astuti,Mimma Lovoi,Luca Pantini,Francesco Maggi..e da me!
Cosa pensa del personaggio che interpreta?​
“Non pensavo di poter essere Zia Luciana, devo dire la verità. Non mi vedevo e non capivo come mai Ferzan​
avesse visto in me questo personaggio.Nel mio percorso artistico che nasce dall’Accademia d’Arte Drammatica Nazionale,dallo studio con Camilleri,con Vittorio Gassman..Dalle mie radici artistiche, che trovano origine nel teatro greco e poi  nel musical, non avevo mai affrontato un personaggio come Luciana e soprattutto non lo avevo mai lavorato in presenza del suo padre ideatore. Non vedevo in me la sensualità, la parte fisica del personaggio, che​
comunque rappresenta una donna molto bella e piacente, che non accetta il fatto di stare invecchiando e cerca di​
mantenersi giovane. Questo connotato è fondamentale nell’analisi del personaggio, poichè chi non vuole invecchiare evidentemente non ha vissuto a pieno, non ha avuto il coraggio di sperimentarsi, di rischiare, di sbagliare…di maturare! E’ una donna che non cresce,poichè ha diversi debiti con se stessa. Se vogliamo dirla tutta. Io non mi sono mai piaciuta​
​fisicamente, sono sempre stata ipercritica verso quello che io sono fisicamente. Non avevo mai pensato di​
essere una donna che poteva piacere a tal punto da vestire in un certo modo; mi sono sempre un po’​
nascosta. Ferzan ha invece visto in me un certo tipo di  bellezza, la sensualità che è propria di  zia Luciana. E’ stato come sempre “veggente”(io credo sia questa una delle sue grandi possibilità) perché fondamentalmente io sono un po’ zia Luciana, ma non lo sapevo,non ci avevo mai pensato…Lui mi ha insegnato a scoprirlo ed a sciogliere anche diversi nodi del mio essere! Sono nata in una famiglia tendenzialmente governata da donne del sud , che mi ha educata in una maniera abbastanza rigida, per cui “certe cose” non si possono dire e non​
si possono fare. Anche Luciana è vittima di quell’educazione perbenista ed eccessiva,che non può lasciar spazio ad una mente “diversa”, che obbliga ad una maschera,che ha paura della critica,della crisi,che non si mette in discussione,che non può sperimentarsi,che perciò non cresce… Uno dei suoi vizi è​
l’alcool:forse è un elemento di liberazione dalla gabbia  entro la quale è costretta,dalla quale non sa liberarsi!Non è un’ eroina, diversamente da Antonio e​
Tommaso, i suoi due nipoti, che ad un certo punto,eroicamente, si dichiarano per quello che vogliono. Mine Vaganti non​
parla soltanto di omosessualità, ma della giusta ed ambita libertà dell’essere,condizione riconoscibile in ogni essere umano!E’ questa libertà che Luciana, ahimè, non​
raggiunge mai. Non vede bene, perché non vuole vedere dove potrebbe” andare”, che cosa “potrebbe” fare, come dovrebbe evolvere .Ha paura!E’ sospesa,come in un limbo,nell’attesa di una decisione,del coraggio di una scelta. Non vede, non parla, sente a metà. Sente soltanto quello che vuole sentire”,fissa il vuoto,ossia l’infinito che la affascina.​
Luciana dice anche tante bugie…come i bimbi,come facevo io da adolescente…come faccio ancora qualche volta!
“Sì dicevo le bugie per uscire qualche volta in più e con le persone che volevo io ,con quelle che dovevo nascondere alla famiglia,perchè non sarebbero state ritenute “adeguate”. Non potevo e non posso dire di tante cose della mia vita,farebbero soffrire troppo i miei familiari ,figli di un’altra generazione!Anche Luciana nasconde la verità per non fare entrare in​
collera la famiglia. Questo aspetto, chiaramente, accomuna sia Sarah, sia Luciana, sia tutte le persone che non riescono a combattere per vivere se stessi,a dispetto di tutto e di tutti…Luciana incarna tutte quelle donne che non si amano e che non si stimano abbastanza per rendersi libere.Anche Luciana,come tante donne,crea per se stessa un microcosmo all’interno della sua famiglia, entro il quale lei rimane esser una signora di gran classe, borghese, elegante, raffinata.Luciana ha, a differenza delle altre rispondenti a questi clichè,  una forte poesia interiore che rimane schiacciata dentro se stessa,se non attraverso alcuni modi, gesti e simboli. Le sue finestre, le sue aperture sono la complicità con i nipoti,​
in un mondo che purtroppo è un guscio. Non riesce a uscirne fuori. E’ un personaggio drammatico che viene reso attraverso l’estrema commedia. Ogni personaggio di questo spettacolo ha un suo personale dramma”.​
I drammi interiori dei personaggi, tra l’altro, sono una prerogativa dell’arte di Ozpetek​
“Direi di sì. Fa parte della delicatezza, della poesia, della voglia di libertà che lui ci ha sempre raccontato​
nelle sue opere cinematografiche. Ferzan è una persona che guarda subito al dì là,capace di grandi intuizioni.Il suo sguardo inafferrabile ,perchè colmo di infinito,  si commuove come​
quello di un bambino.Ha una delicatissima sensibilità,che a tratti si protegge con l’altissima decisione sul da farsi per il bene comune.La sua carne è scoperta. Il suo cuore delicato ,come come quando ti scotti una mano , ed in quel punto sei  più sensibile. Si espone,mette in gioco se stesso con l’unica garanzia della sua indiscutibile intuizione.Metabolizza ogni cosa,ogni sfumatura​
per tradurla in arte. Io credo che ogni personaggio rappresenti una sfaccettatura della  vita interiore​
di Ozpetek..ed ecco andare in scena ogni sera Ferzan Ozpetec,nella sua essenza,con la sua Mina Vagante. Ha il​
coraggio di mettersi in scena, traduce tutto se stesso per il pubblico, che sia al cinema, che sia in un libro o​
in un’opera teatrale”.​
Che rapporto ha Ferzan con i ‘suoi’ attori?​
“Lui si affeziona ai suoi  attori e li utilizza sempre nel modo giusto. In questo lavoro teatrale ci sono diversi attori che hanno già lavorato con lui,tra i tanti Paola Minaccioni. Ci sono delle persone che Ferzan ama scoprire e poi allevare. Io sono tra quelle,mi auguro di esserlo ancora!Prima di questo incontro,avevo lavorato alla prima ed alla seconda serie dell’Amica Geniale,nei panni di Maria Carracci. Mi sono procurata l’opportunità di frequentare una masterclass tenuta da Ferzan,partecipando alle severe selezioni.Avevo voglia di studiare il suo modo di approccio al cinema.Fortunatamente sono stata ammessa .Il giorno dopo la fine della masterclass,sono stata convocata  per un incontro con Ozpetec presso la sala prove del Teatro Ambra Jovinelli di Roma.Pensai ad un provino,ma ignoravo per cosa.Non avrei mai pensato di poter interpretare Zia Luciana,ma scoprii presto che Lui lo aveva già deciso!​
Io zia Luciana? Io inizialmente non ci ho creduto, pensavo fosse uno scherzo, ma invece era così.​
 Ferzan è una persona al di sopra dei giochi, è uno che se si innamora di un attore lo fa crescere. E’ un maestro,crea attorno a se una vera “famiglia artistica”.Ama lavorare in crescendo con gli attori che sceglie.Ci ama,ci rispetta,e lima con delicatezza …ci rende vivi!Ci vuole bene… diventa davvero​
la famiglia de Le Fate Ignoranti. E’ molto bello lavorare con lui. Alle prove viene quasi sempre con un vassoio​
di paste, per creare convivialità, ma poi tutto ciò deve diventare produttivo. Crea un equilibrio”.​
Lo spettacolo di Mine Vaganti è prodotto da Marco Balsamo…​
“E’ stato lui a convincere Ferzan,a spingerlo alla realizzazione della versione teatrale. Aspettava il momento – anche per i suoi tanti​
impegni di lavoro. A dicembre, è uscito al cinema La Dea Fortuna di Ozpetek,​
mentre noi eravamo nel vivo delle prove dello spettacolo. Lui non ha mai trascurato le prove, dando​
prova di essere una persona scrupolosa, ferma nel dovere. Non conosce stanchezza, è un gran ​
professionista. Lo spettacolo è stato visto da tante persone, anche da chi non è solito andare a teatro.Ozpetec è amato dalla gente e questo ha creato l’opportunità per tanti di andare,magari per la prima volta ,a teatro!​
Un’ultima domanda; qual è secondo lei il vero significato di Mine Vaganti?​
“Direi che la Mina Vagante è quella che va a stravolgere i progetti, le cose preconfezionate,obbligatorie,predefinite.La Mina Vagante è colui che riesce a dare delle sorprese attraverso la pratica della propria personalità, umanità.Nella storia dell’umanità vi sono state tante Mine Vaganti,che hanno scritto la storia dell’essere.Mi viene in mente un filosofo politico di nome Gesù,oppureLeonardo Da Vinci,Einstain,Robespierre,Giotto,Shakespeare,Giordano Bruno e tanti altri,che hanno lasciato grandi segni ed agevolato tante strade…​
Vorrei che ci fossero tante Mine Vaganti in giro, capaci di arricchire la vita con la propria ed unica diversità. Per divenire Mine Vaganti,per essere promossi a quel ruolo,per evolvere,bisogna però​
avere il coraggio di vivere a pieno se stessi,di stringere la mano ai più profondi desideri,di riconoscere il proprio “IO”nascosto. Bisogna avere il coraggio di conoscersi e di affrontarsi! Quando uno trova il coraggio anche di agire ,evolve a Mina Vagante, esattamente come dice​
Ferzan: ‘Vivere questa vita che è tanto grande per noi che siamo così piccoli’. Dovremmo diventare un pochino più​
grandi nella vita, ingombrare un po’ di più,lasciare il segno,capire e sentire ciò che ci circonda…essere diversi perchè ognuno è diverso ed arricchire il mondo di tutte le diversità che sono le nostre vite.. Andare a rompere quelle imposizioni, morali o no, che sono​
inutili per la nostra crescita umana. Avere il coraggio di rompere gli schemi, secondo un ragionamento, facendo crescere consapevolezza ed intelligenza. Ferzan fa sempre la differenza, è una mina vagante. Ecco perché ha dei seguaci veri. C’è​
gente che lo insegue nella sua letteratura perché lascia sempre un segno. Se tutti fossimo così si starebbe​
bene. Tutti possiamo esserlo, basta raggiungere le consapevolezze per essere liberi. ​

mercoledì 11 marzo 2020

NICOLO' MOMESSO, IL PRODIGIO CULINARIO DELLA TV




A soli 11 anni Nicolò Momesso, classe 2004, romano, partecipò alla terza edizione di Junior Masterchef Italia dove i giudici Bruno Barbieri, Gennaro Esposito e Alessandro Borghese l’hanno premiato col podio e una borsa di studio di 15000 euro. E oggi fa parte del cast dello storico programma I fatti Vostri su Rai 2 al fianco di Roberta Morise, condotto da Giancarlo Magalli. Per il ragazzo è un’opportunità important e un’ottima vetrina in vista della sua crescita anche professionale, perchè i suoi sogni sono quelli di piccolo grande chef stellato. Nicolò frequenta intanto il secondo anno dell’Istituto tecnico economico finanza e marketing, e il suo sogno più grande resta quello di aprire un ristorante tutto suo. Il suo chef di riferimento è Antonino Cannavacciuolo, sia per il modo di fare che per la sua cucina. Una carriera tutta in ascesa quella di Nicolò e sicuramente sarà sempre piu' in alto e per questo gli auguriamo un grande in bocca a lupo. I giovani sono il futuro della Nazione ed è giusto che tutti i loro sogni diventano una grande, concreta e solida realtà. E per Nicolò è solo un gran bell'inizio. Ad majora semper!

Mallammore, la nuova pellicola di Stefano Amatucci




Stefano Amatucci , sceneggiatore e regista anche televisivo, dopo l’esordio sul grande schermo con «Caina», film sul tema dell’immigrazione il razzismo e xenofobia, torna dietro la macchina da presa con «Malammore», un’altra pellicola che affronta un delicato e spinoso tema sociale, come quello delle nuove frontiere della droga. "Ero al Tallin Black Night Film Festival, dove presentavo il mio film e un giornalista estone mi raccontò che moltissimi giovani dell’Est dell’Europa facevano uso del Fentanyl, micidiale droga sintetica che uccide e divora senza pietà. Pensai che presto questa droga sarebbe arrivata anche da noi. Ed è così infattI. Poi mi raccontò una vicenda di due ragazzi che mi colpì tantissimo e ispirandomi a quella ho pensato al soggetto del film" spiega Amatucci. "Un intreccio, tra Eros e Thanatos e droghe " nel suo nuovo film in preparazione. "è un film, come dice il titolo, sull’amore malato, quello che egoisticamente pretendiamo quando non si può averlo e che quindi si trasforma in una MEDUSA con “mille serpiente che l’abballano ‘nacapa”. L’amore come la droga che ti butti nelle vene e di cui è impossibile fare a meno, perché senza di esso resterebbe solo il vuoto nelle nostre vite. E allora talvolta pensiamo meglio un “malammore” che nessun amore. come la droga >> sottolinea il regista, affiancato dal coraggioso produttore Salvatore Suarato per la Movieland srl. Già due importanti aziende come la Sisma srl e la Slab Italia hanno sposato il progetto, destinato a valorizzare il territorio stabiese. E infatti, il film sarà girato a Castellammare, inoltre a breve cominceranno i casting per ruoli dei 3 giovani protagonisti. La Movieland ha già ottenuto, a livello internazionale, grossi consensi e ottime critiche per il precedente film di Amatucci Caina. "Adesso vogliamo fare ancora meglio e dare a Castellammare, la mia città, una grande visibilità. Sto cercando anche di coinvolgere altri investitori locali affinchè questo prodotto si realizzi anche grazie ad imprenditori illuminati che amano la cultura e che operano sul nostro territorio. Da sempre, mi muove la passione per il cinema"sottolinea il produttore Suarato, Le date dei casting saranno comunicate a breve.

Domenico Auriemma l'ottico Vip e le grandi novità per l'occhiale italiano DStyle











Grandi novita’in casa Dstyle, l anno 2020 e’ iniziato  con una grande partership che vede, il noto
marchio italiano alle prese con una nuova avventura in giro per il mondo. il traguardo conquistato consente una distribuzione efficiente e garantita dei prodotti made in Italy in Asia , Medioriente ,  tant e’che  tutti i viaggiatori internazionali potranno ritrovare ció che é stato considerato “l ‘occhiale di lusso”, nelle esclusive boutique a bordo di Japan airlines, Thai airways e Etihad airlines,
E’ ufficiale difatti la presenza con ,JustLounge.com noto come  uno dei principali rivenditori online in Medio Oriente per la moda di lusso per uomo, donna e bambino.

                                                                  
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Complimenti a Dstyle e buon viaggio ,augurandovi di guardare il mondo indossando un paio di occhiali esclusivi.